Albalibri Editore

di Muça Çlirim

Poesia | Narrativa


Racconti

I racconti della terra dimenticata

Si ride, si piange, si ama, si odia, si invoca Dio, insomma si vive. I racconti di Çlirim Muça sono un raro esempio di letteratura vera, genuina, onesta. Non a caso l’autore, già noto per le sue poesie, scrive in italiano, ma viene dall’Albania.
Le diciannove storie raccolte ne I racconti della terra dimenticata sono la dimostrazione che gli scrittori immigrati rap- presentano una manna dal cielo per la nostrana narrativa del terzo millennio, troppo impegnata a (meta)raccontare se stessa, da scordarsi che esiste una quotidianità, con tutti i suoi limiti e problemi, che raramente viene descritta come meriterebbe. E cioè senza filtri.
Antonio Prudenzano

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Avevo promesso di scrivere la prefazione al racconto di Clirim Muca — che apprezzo da tempo come poeta, scrittore, oltre che come umorista e come uomo di alta sensibilità politica e morale— e pensavo, prima di cominciare a scrivere, di andare a darmi una rinfrescata sulle pagine di Orwell e di Huxley. Fin dal titolo, infatti, il riferimento al primo era chiaro ed erano bastate le prime righe per trovare rimandi al

“Mondo Nuovo” del secondo.

Ma il destino ha voluto che, proprio mentre mi accingevo a cominciare la scrittura che state leggendo, proprio in quei due o tre giorni del luglio 2018, mi siano capitate sotto gli occhi due o tre notizie che, in un certo senso, mi hanno fatto sobbalzare. E hanno reso il mio intento più facile, naturale,

confermando che Clirim non ha scritto invano.

Giulietto Chiesa

«Sciocco di un italiano! Loro non sono persone

normali, loro sono i padroni dell’universo, i vincitori di una guerra planetaria, i distruttori di tut-
ti gli Stati, i fautori del nuovo ordine mondiale.

Loro sono i padroni di tutto e di tutti.» Mentre

parlava, Gentile guardava i suoi zigomi, rossi come quelli di chi ha appena fatto una trasfusione
di sangue.

«Tutto ciò è pazzesco, va oltre la fisiologia uma

na, oltre la scienza medica» rispose Gentile.

«Tu non sai… perché nessuno lo può sapere, per

ché è un segreto sepolto in me da settant’anni,
perché gli unici che lo sanno sono quei signori
che non parlano con i miserabili come te…»